Mi sono rotta i piatti!

Non sono mai stata una persona superstiziosa, ma prova tu ad accennare a un bambino di 6 anni l’ipotesi remota di spappolare per terra i piatti sbeccati della nonna per propiziarti un anno fortunato e… beh, amico, sei spacciato. 

Il problema (o forse il bello) dei bambini, comunque, è che si entusiasmano delle piccole cose senza bisogno di essere ubriachi. Per questo tutti i giorni dell’anno penso che vorrei un bambino. 

Tutti i giorni dell’anno a parte il primo di gennaio. 

Sì, perché, non so voi, ma io il primo di gennaio tendo ad essere piuttosto fritta. Dal cibo, dal vino, dai trenini. Da YMCA. 

Paragonata a un bambino di 6 anni si potrebbe dire che abbia la vitalità di un broccolo. E non sto parlando di un bambino di 6 anni qualunque, ma di mio cugino C., che probabilmente voi non conoscete, ma è la forza della natura più forzuta che abbia mai conosciuto, ed è sorprendentemente racchiusa in un corpo da acciughina. (Beato lui che è capace di resistere al fascino delle rosette della nonna Rock senza perdere ore di vita preziose boccheggiando sul divano in coma alimentare). 

Comunque, nonostante questa acciughina sia uno degli esserini viventi a cui voglio più bene al mondo, non raccomanderei la sua compagnia il primo di gennaio nemmeno al mio peggior nemico (a meno che non siate incinti e/o acquetta lovers). 

Quest’anno, però, devo ammettere che me la sono cavata piuttosto egregiamente. 

Ora di pranzo. Suona il campanello giù dalla nonna:
È arrivato acciughina! 

AIUTO.

Mi infilo la salopette[1] e cerco di resuscitare la parte di me più bambina e solare (Dovete sapere che, per qualche strano scherzo della Natura, in me convivono due personalità completamente opposte ed ugualmente poco raccomandabili: una bambina euforica e solare molto simile ad acciughina, e un oste d’altri tempi devoto alla chiacchiera e al vino sfuso). 

Niente. Il mio alter-ego acciughina sta ancora dormendo. Oggi sono l’oste e vorrei solo sedermi a tavola per godermi la mia adorata minestra nel sacco. E invece no. Devo inventarmi qualcosa. Acciughina ha gli occhi puntati su di me e pare abbia grandi aspettative. Non posso deluderlo. 

Cerco di pensare a un gioco divertente, che non richieda uno sforzo fisico eccessivo (specialmente addominale, ergo da parte della mia povera pancia farcita di vinello e cotechino), e che non includa l’utilizzo di tablet, cellulari, e compagnia bella. È più complicato del previsto, soprattutto perché non sono una grande fan dei Lego. 

(Giusto per la cronaca, nel frattempo io ho già finito una montagna di minestra nel sacco, acciughina manco una rosetta). 

Un calicino di Mono[2] mi aiuterà a stimolare la creatività. Cin-cin! 
Ne innacquo un po’ anche nel bicchiere di acciughina, perché che non finisci le rosette posso anche tollerarlo, ma che non ti piaccia il Grasparossa… giammai! 

Il Lambrusco c’è sempre nel momento del bisogno, e di fatti eccola lì, l’illuminazione che salverà il nostro primo pomeriggio di giochi dell’anno: romperemo i piatti

Non avevo mai rotto i piatti vecchi per l’ultimo dell’anno. Né bruciato delle vecchie, anche perché la vecchia di casa mia è il mio guru ispiratore e guai a chi lo tocca! 
Mai come quest’anno, ahimè, abbiamo bisogno di lasciarci certi pensieri alle spalle e allora via a selezionare i piatti più malandati e poi tutti sul terrazzo pronti a bombardare il pratino.

Prima di azionare il fuoco, per sembrare persone adulte e responsabili, io e acciughina abbiamo steso un lenzuolo per terra per raccogliervi dentro i piatti rotti ed evitare che dei pezzetti taglienti si sparpagliassero per il giardino mettendo in serio pericolo i piedi degli abitanti della casa che amano girare scalzi in giardino anche il primo di gennaio (tipo me). Ovviamente non abbiamo rotto neanche un piatto all’interno del lenzuolo. QUI potete ammirare una foto del campo minato. 

È stato un primo pomeriggio di giochi insieme molto divertente. Abbiamo rotto tanti piatti e tanti bicchieri, non solo perché era molto divertente, ma anche perché in famiglia siamo assai! La nonna Rock, da sola, ha ben 6 nipoti, senza contare genitori, zii e compagnia bella. Abbiamo rotto un piatto per ciascuno di noi, così avremo tutti quanti un felice anno nuovo (a parte due membri della famiglia i cui piatti non si sono rotti, ops). 

Giocare (e parlare) con acciughina è sfiancante, ma davvero bello. Ti auguro di non perdere mai la tua sensibilità, la tua curiosità, e la tua voglia di zappare. 

Qualche rosetta in più magnatela però eh! 




[1] Nel linguaggio federichiano, la salopette simboleggia bagordi. E’, infatti, l’unico indumento a forma di pantaloni che non prevede l’allacciatura di un bottone. 

[2] Lambrusco Grasparossa Monovitigno della Fattoria Moretto: il mio elisir di felicità! 

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