ME A VAG AL MARCHE

Quest’anno sotto l’albero ho trovato… un cariolino per andare al mercato!

Giovedì scorso l’ho rinnovato in occasione del mercato settimanale di Vignola. Mi sono sentita troppo ganza ad andare da Silvano a comprare la verdura e a farmela mettere direttamente dentro il cariolino, come la nonna.
Però il mio cariolino fa anche le scale, il suo no, muahaha!

Cariolini a parte, mi manca andare al mercato con la nonna il giovedì mattina. Ora non ci possiamo andare perché il Carlone e i miei zii hanno vietato alla nonna di varcare la soglia di casa per colpa del virus (a parte per andare in lavanderia a fare le lavatrici per tutto l’albero genealogico, s’intende). Ci sta. Anche se la Ros è una nonna rock e cinque giorni su sette è più in forma di me. Sai com’è, lei è capace di fermarsi alla quarta tigella e al secondo bicchiere di Lambru, io, invece, sulla mia resistenza ci devo lavorare ancora un pò sù. Ma i vecchi sono saggi, e io non sono ancora vecchia: ho solo 18 anni (da un pò di anni).

Già ci vedo, quando potremo uscire, io e la nonna super cariche con i nostri cariolini dirette al banco di Silvano. Ce li faremo riempire di frutta e verdura colorata e poi, come solo le vere queen del mercato possono permettersi di fare, li lasceremo in custodia a Silvano per un po’ e noi due, leggere come i nostri portafogli dopo essere passate al banco della frutta, andremo a prenderci un caffè al bar.

Anche andare al bar con la nonna è una delle cose che mi manca di più. Sarà che ai tempi dei nostri nonni andare al bar non era mica così scontato come al giorno d’oggi, che ormai in centro a Vignola ci sono più bar che san pietrini (non vuole essere una polemica, io amo i bar, lunga vita ai bar!). Però noi spiattelliamo le nostre chiappette sulle sedie dei bar quasi per noia, a volte; tanto perché non c’abbiamo niente di meglio da fare insomma. E invece no, cavolo! Il bar è un luogo sacro, di incontri, di passaggio, di condivisione, di scambio. E quando mi siedo al tavolino del Tóla Dólza con la nonna, che forse si ricorda ancora di quando a Vignola invece c’erano più san pietrini che baretti, mi gusto un pò anche io il piacere di questa conquista (oltre a brioche e cappuccino).

Poi beh, mia nonna è anche bellissima e sa fare tutto. Ma tutto tutto. Roba che io mi sono appena svegliata e lei ha già sfornato tre ciambelle, fatto partire diciotto lavatrici, e, mentre io cerco nella caffeina la forza di attivarmi… ci pensa lei a svegliarmi alle 8:00 del mattino con i ciocchi del batticarne, altroché caffè! D’altronde, se le cotolette per il pranzo non sono pronte alle 8:10 poi si rischia davvero di lasciare tutti a bocca asciutta!

Sì, mia nonna è decisamente il mio guru.
Da grande vorrei essere come lei, ma ho già strinato troppi bensoni nella mia breve vita e temo che la mia fedina penale sia macchiata per sempre (di marmellata di amarene). Ma torniamo al mercato che se no finisco per divagare come al solito.

Quanto sono belli i mercati? E’ lì che si respira la vera anima della città. E’ quello il primo posto dove vado quando mi trovo in un paese nuovo e sconosciuto.
Colorato, profumato, vivace, multietnico, caotico, verace, genuino, goloso, sincero. Non vedo l’ora di poter tornare a perdermi nella frenesia della folla di persone accalcate tra i banchi senza dovermi preoccupare che l’omino del banco del pesce urli “Pesce frescoooo!!!” con troppo vigore sputacchiando in faccia a me e alle vicine signore e magari condannandoci tutte a venti giorni di auto-isolamento (il che significherebbe tre giovedì senza mercato!)

Nel mio mondo immaginario tutti i supermercati verrebbero trasformati in mercatini e mercati. E noi gireremmo tutti con i nostri cariolini pieni di frutta e verdura fresca e colorata, mica quelle carotine plasticose che si comprano in certi super. Anche se dopo io e la nonna non risplenderemmo più tra la folla di persone anonime e noiose con i nostri cariolini super fichi. Vabbè.

Ovviamente questa è solo una fantasia, e in realtà i supermercati sono molto utili e spesso e volentieri ci trovi pure cibo e prodotti di buona qualità. Però magari sarebbe bello se ognuno di noi si impegnasse a sconfiggere un pò di pigrizia e, anziché fare spese plasticose a colpi di click online mentre siamo comodamente spaparanzati sul divano, si andasse tutti insieme al mercato ad urlare pesce fresco e a tirarci mandarini.

Al mercato o nella sua variante di negozio, ovvero nelle piccole botteghe di paese e nei piccoli negozi (o pagine Istagram, visto che ormai il mondo gira così) d’artigianato, che quelli ci sono tutti i giorni, a tutte le ore, gialli-rossi-arancioni che siano.

A questo proposito, vi ripropongo una pappardella che condivisi sulla mia pagina Facebook in occasione del Black Friday: la potete rileggere QUI.
Il Black Friday è lontano, ma i suoi cugini saldi sono alle porte, e quindi il messaggio è sempre attuale.

Vado che è giovedì e ho un cariolino da portare a spasso, ciauuu!

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