Laura non c’è

Oggi è il compleanno della mia amica Laura e, per la prima volta da quando ci siamo conosciute, ci tocca rinunciare a karaoke e pappa-buona perché, ahimè, Laura non c’è, abita via… Laura non è più nella regione mia! E così, per colpa di un fiume (niente pò pò di meno che il Po) e di un autogrill a ponte che ci separano, non potremo festeggiare insieme i suoi primi 16 (più dieci) anni di età.

Il signor Fegato e la signora Buzzettalcolica ringraziano. Che tristezza, però!

Dovete sapere che la Laura è stata la mia prima vera amica dell’università. Come tutte le vere amicizie che si rispettino, anche la nostra è cominciata grazie a una buona dose di fortunate coincidenze e ad un pizzico di alcol. (Anzi, famo che è cominciata grazie a una buona dose di alcol e solo un pizzico di fortunate coincidenze). Comunque, tutto è cominciato il giorno in cui finimmo la nostra prima sessione di esami all’università. Neanche da dire, ma eravamo cariche come due molle e non vedevamo l’ora di farcire le nostre pance di gin tonic e di scatenarci in una qualche pista da ballo (il nostro cavallo di battaglia, per coloro che non avessero mai avuto l’onore di partecipare a uno dei nostri saggi notturni, è la presa dell’angelo con atterraggio finale su chiappa e pavimento appiccicaticcio da fine serata). Tutti i nostri compagni di classe erano diretti all’Hollywood, ma era martedì sera, e il martedì sera per un universitario di Milano significa solo una cosa: Gattopardo. Era il primo anno, però, ed il primo festeggiamento di classe: non potevo certo fare la guastafeste e dire che me ne sarei andata da sola al Gatto con la mia coinquilina. Avrebbero tutti pensato che fossi una rompiscatole. Stavo quasi per perdere le speranze, quando incrociai lo sguardo furbetto di una giovane albina originaria di Varese chiamata Laura. Ancora non sapevo che, dietro a quella parvenza di brava ragazza tutta camicette e cappottini, si nascondeva in realtà un passato da animatrice di villaggi turistici a Ibiza che avrebbe fatto morire di invidia persino Casanova. Una così la trovi solo in Bocconi o nei peggiori bar di Caracas, e meno male che io l’ho trovata.
Il mio martedì era salvo: io e la Laura saremmo andate al Gatto!

Tendenzialmente, sconsiglierei a chiunque soffra di occhio pigro (ovvero, chiunque dopo il terzo bicchiere diventi più strabico di un gufo) e di disturbi da incapacità di ricostruire la serata precedente, di proporre a una persona con cui si esce per la prima volta di andare a ballare insieme. Il rischio di essere inserito nella lista nera delle persone da evitare come il ragù nei tortellini è piuttosto alto. A me, però, quella sera è andata grassa e il Gatto di fine esami fu solo la prima di una interminabile lista di (dis)avventure che da quel martedì sera in avanti avrebbero colorato i miei cinque anni di università.

La mattina dopo, quando riaprii gli occhi, trascorsi i 5 minuti di rito in cui si realizza di essere ancora al mondo, fui presa dallo sconforto e pensai che avevo appena perso la mia nuova compagna di merende. “Sicuramente, dopo ieri sera, la Laura penserà che sono completamente fuori di melone e che avrebbe fatto meglio ad andare a festeggiare con il resto della classe, all’Hollywood”, pensai.
Afferro il telefono cercando di pensare a un messaggio convincete che spiegasse che a volte so essere meno molesta di una zanzara che ti svolazza intorno al tuo cuscino alle tre del mattino, ma mi accorgo di essere stata preceduta: un messaggio di Laura.

Amoooouuuuuurrrrrrrrrrr serata bellisssssimaaaaaaaaaaaaaaaa!!
Non vedo l’ora di tornare al Gatto insieme a te!

Era ufficiale: avevo trovato la mia compagna di merende (e il mio fegato era spacciato per sempre). Da quel martedì sera sono successe cose che voi umani non potete nemmeno immaginare, e che non vi racconterò, un pò perché sono private, un pò perché se penso che io e la Laura non abitiamo più a 300 metri di distanza l’una dall’altra mi sale un gran magone. (Già, perché, ai tempi d’oro, io, la Laura, e la terza superchicca abitavamo in due palazzi di Milano molto vicini tra loro. Ci separavano solo il Pam e Girarrosti Santa Rita che, per la cronaca, fa le patate al vapore con colatura di grasso di cosciotta pollo più succulente del mondo. Quante cene ci ha salvato!).

La Laura è come una pallina anti-stress. Una di quelle persone che vorresti avere sempre con te perché sa sempre come strapparti un sorriso. Probabilmente è merito di tutti i film della Disney che si è guardata e che continua a spararsi anche alla tenera età di 26 anni (n.b: date le sorprendenti somiglianze, alcuni esperti sostengono che il personaggio di Elsa, la protagonista del cartone animato Disney Frozen campione di incassi al botteghino, sia stato ispirato direttamente da lei). Che sia a studiare in bunker, in vacanza, in macchina o al lavoro, insieme alla Laura ogni giorno può trasformarsi in una divertentissima e inaspettatissima festa… figuriamoci il 18 di gennaio!

Il primo 18 gennaio della nostra amicizia, tutto il bunker si radunò in Colonne a brindare e congelare. Il secondo anno eravamo a Pila a rimpinzarci di pappa-buona e fontina e a strillare come tacchini mentre giocavamo con le carte agli animali. Il terzo compleanno, che cadeva di martedì, come da tradizione andammo al Gatto e la Laura ci diede talmente tanto dentro con i festeggiamenti che passò il resto della settimana a letto con l’influenza. Il quarto anno organizzò una cena molto elegante e formale alla pizzeria di Peppe e, con le pance piene di calde calde alla Nutella, ci siamo poi catapultati tutti al Patuscino a cantare a squarciagola spappolati gli uni agli altri. Il quinto anno pensavamo che avesse raggiunto l’apice del trash con la festa nel loschissimo ma fichissimo karaoke di Paolo Sarpi, ma il sesto anno, che poi era l’anno passato, per i suoi 25 anni ci ha lasciato tutti a bocca aperta organizzando una festa in maschera a tema Disney e e travestendoci tutte da principesse. Avreste dovuto vedere le facce di chi si è trovato Cenerentola in tram alle 21 di sabato sera, o di quelli che hanno incontrato Biancaneve in discoteca che faceva la fila per il bagno.

Quest’anno ci prendiamo una pausa di riflessione. Meglio così perché probabilmente non saresti stata in grado di superare la festa Disney dell’anno scorso. E, per punizione di non essere nella mia stessa regione in questo giorno speciale, ti è toccato pure andare a comprare da sola una coroncina di compleanno al KKK store di Viale Sabotino. Ma, tutto sommato, chissenefrega del compleanno! Cade pure di lunedì, e ormai siamo vecchie: non potevamo mica iniziare a festeggiare già di lunedì.

Da sotto al Po, aldilà dell’autogrill che oltrepassa l’autostrada, ti auguro un 18 gennaio di pazza gioia e 26 anni pieni di sambuche, salamelle, soddisfazioni e spensierati assembramenti.

E a voialtri, che avete avuto il coraggio di leggere questo biglietto di auguri fino in fondo, dico… tremate, tremate: presto le gibbegu saran tornate!

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