C’era una volta un tovagliolino unto

Il 28 febbraio di trecentosessantacinque giorni fa, io, la chiaruz e la sere-pres eravamo sedute a un tavolino dell’Acquarello a parlare del più e del meno. Anche se non piaceva veramente a nessuna delle tre, quella sera avevamo deciso di berci una (forse due) Corona per sostenere quella povera birretta le cui vendite stavano riscontrando non poche difficoltà a causa della comparsa di un misterioso virus con cui condivideva il nome. Cosa vuoi che sia un venerdì sera di Corona col limone: abbiamo una primavera di birrette White Dog che aspetta di essere bevuta! Carine che eravamo. 

Ma torniamo a noi. Perché quel venerdì sera, forse un po’ per le birrette, un po’ per la primavera che quando arriva porta scompiglio, noi tre ci si sentiva più fiche del solito e allora abbiamo deciso di fondare un’Associazione culturale. 

Ma fondare un’Associazione culturale è una cosa seria, servono disciplina e organizzazione! Un po’ come per organizzare il la grigliata di Pasquetta, insomma. Ci servivano del materiale e un’agenda degna di nota in cui fermare i primi spunti. Così abbiamo afferrato il tovagliolino meno unto tra i tovagliolini unti del nostro tavolino e abbiamo iniziato il toto nomi della futura associazione. 
Volevamo qualcosa di semplice e genuino, che arrivasse a tutti e che parlasse un po’ di noi, della nostra Terra. E vabbè che una di noi tre è nata in Sicilia, e che mia sorella conosce più parole in giapponese che in vignolese, ma eravamo tutte e tre d’accordo che un pizzico di dialetto ci sta sempre bene. Alla fine, Ciappinari ha sbaragliato la concorrenza ed è stato proclamato vincitore dall’unanimità del tavolino di aperi-negoziazione. 

Vi confesso che all’inizio non ci avrei scommesso una lira su noi tre. Mi puzzava dell’ennesima federicata destinata a finire nel cassetto delle cose che prima o poi farò. E invece, colpo di scena ragazzi! Pare che ce l’abbiamo fatta (lo dico a bassa voce, però,perché se continuiamo a non poterci assembrare alla terza bolletta i Ciappinari andranno a farsi benedire). 

Sapere che nella tua città c’è un’Associazione culturale giovanile è una sensazione bellissima. E pensare di avere contribuito alla sua nascita, beh lo è ancora di più. E dai che in provincia si sta bene, a mio parere molto più che in città. Le colline e la campagna sono più vicine, e quando c’è il sole e l’aria è limpida all’orizzonte si vede pure il Cimone. Se ti impegni a fare una vasca in centro tutte le mattine per qualche settimana rischi di riuscire a farti salutare da tutti i vecchietti. E se la ami veramente, la tua provincia, e riesci a farglielo capire, lei si fida di te e ti darà la forza di credere nelle tue idee. 
Non fraintendetemi: io adoro le città. Ma Vignola è casa mia. E basta guardare un poco oltre il proprio naso (e lo schermo del telefono) per rendersi conto che questo fazzoletto di Emilia pullula di artisti, progetti, idee, solidarietà e amore per la propria terra. Solo che (e qui faccio riferimento alla nostra generazione) se continuiamo ad andarcene tutti, a rincorrere la big city life con i suoi ritmi e le sue dinamiche, e a sederci nei tavolini del solito bar con le solite facce a parlare delle solite cose, Vignola resterà sempre e solo una graziosa cittadina in provincia di Modena. Per carità, c’è di peggio. Ma io vorrei che Vignola, prima della “città delle ciliegie”, fosse la città dell’inclusione, della solidarietà, della collaborazione e del dialogo fra nuove e vecchie generazioni, realtà e associazioni; la città delle antiche tradizioni e delle nuove opportunità, dei vignolesi che abitano le nostre terre da anni, e di chi invece è appena arrivato. Vorrei che fosse una comunità, in cui sentirsi accolti e di cui essere felici di fare parte. Nessuno escluso. (Molto utopico, molto da me. Ma non dimenticatevi che nel mio mondo c’è sempre l’arcobaleno, in cielo volano gli unicorni, e dalle fontane trabocca Lambrusco). 
A questo concetto si ispira il nostro motto: l’arte di non lasciare in disparte – quanto suona bene? E qui si ringraziano doverosamente Montebudello, le sue colline, e la creatività che ne scaturisce.

Tutta questa pappardella sdolcinata per dire che io nei Ciappinari, nell’associazionismo, nel fare comunità ci credo veramente. E per questo, in salute e in pandemia, continueremo ad unire le nostre forze per sciappinare a volontà! 
Ho già parlato a vanvera, ma l’idea iniziale era quella di ripercorrere insieme i primi 365 giorni di ciappini, da quel tovagliolino unto del bar Acquarello fino ad oggi. Perciò, carrellata di foto ricordo in arrivo! La qualità non è delle migliori, ahimè, ma peggio per voi che non siete venuti a trovarci al Ribalta questa estate. (A questo proposito: se conoscete un bravo fotografo, we are hiring! Paghiamo profumatamente – nel senso che paghiamo in tigelle con il lardo che più profumato di così). 

Abbiamo iniziato a gasarci veramente con il successo dei #PoiVorrei. Ottima idea, Sere Pres! Post banali, può essere, ma loccate down è stato emozionante leggere le vostre nostalgie e scoprire le vostre quotidianità. Poi però si è dovuto capire chi, oltre a condividere le proprie mancanze, aveva voglia di rimboccarsi le maniche insieme a noi. E qui non potrei non ricordare la seconda ma non per importanza super Sere della nostra Associazione: la Sere Bert! Lei ci ha supportato e guidato fin dall’inizio, come solo una giovane e intraprendente educatrice da sempre attiva e presente nel proprio territorio poteva fare. Grazie alla Sere, e anche a Fabio e Jacopo, siamo riuscit* a raggruppare un bello squadrone di beata gioventù e abbiamo organizzato il nostro primo evento vero e proprio: Assenze al tramonto. Complice la cornice panoramica di Cà Galassi, quella sera a Guiglia l’aria era sospesa attorno alle parole e alla musica dei giovani poeti indipendenti di assenze al bar e della Jimmy and Scots folk band. Una trentina di persone hanno guidato fino a Guiglia per trascorrere il sabato sera ascoltando poesie! Lì ho cominciato a realizzare che stavamo facendo qualcosa di bello. E allora abbiamo cominciato a spuntare le caselle della Ciappi-bucket list. 

A fine agosto, poco prima di partire per la seconda parte del loro viaggio, sono venuti a trovarci i ragazzi di Va’ Sentiero (se non li conoscete ancora filate subito a scuriosare il loro progetto!). Sono circa due anni che Sara, Yuri, e Giacomo sono i miei idoli indiscussi. Circa due volte e mezzo al giorno penso di mollare tutto e unirmi a loro per camminare l’Italia in lungo e in alto. E lasciamo stare che per un motivo o per l’altro non sono ancora riuscita ad unirmi alla loro spedizione collettiva, ma questa estate una mattina mi sono svegliata e in giardino parcheggiato di fianco alla vasca del rosmarino c’era un furgone con su il logo di Và Sentiero: i regaz, diretti a Visso per riprendere il cammino, si sono fermati a Vignola per proiettare in anteprima il loro Docufilm – che traparentesi consiglio a tutti di guardare finché si può! 

Pochi giorni dopo, abbiamo fatto il Ciappinart. Una rubrica nata online durante i mesi di chiusura per offrire uno spazio a giovani artisti del nostro distretto, ora si guadagnava il palco del Lavabo! C’era il dj set in vinile di Iusman&J, con il sax del mitico Alex Ascione che abbiamo recentemente ritrovato grazie al Progetto Cultura dello scorso dicembre. E tra un disco e l’altro, i ritratti di Francesco Levoni ci aspettavano all’interno del Circolo, per scrutarci dentro con le loro espressioni bizzarre e cariche di sentimento.

Poi è stata la volta del Club del Libro e del Circolo del Disco e ci siamo uniti per leggere ed ascoltare, insieme. E vogliamo parlare del TIGEML’idea era quella di creare un appuntamento mensile fisso all’insegna della musica libera e sincera e del mangiare tigelle in compagnia (tigelle + jam session = tigem lol). Noi ci abbiamo messo giusto l’idea eh, perché tutto il resto lo hanno fatto i ragazzi del Trio Gotama, e un pochino ino ino anche il Ribalta (io non ci credo ancora che a Vignola esiste un posto così… lunga vita al re Gianni per averlo custodito con cura negli ultimi dieci anni). Poi, ahimè, è arrivato il momento di fermarsi, per il bene di tutti. 

Fermarsi per modo di dire, eh. Come dicono le nostre librarie del cuore, i Ciappinari una ne pensano e mille ne fanno, e allora, visto che non era tempo di ascoltare musica e parlare di libri al Ribalta, ci siamo messi a raccogliere panettoni sospesi da donare alle famiglie servite da EKO – l’emporio solidale dell’Unione Terre di Castelli. Una bellissima realtà con cui siamo grate di avere collaborato. E per concludere l’anno in bellezza, a dicembre abbiamo partecipato al nostro primo bando aggiudicandoci l’opportunità di curare il nostro primo vero progetto musicale. Grazie ai fondi del Progetto Cultura, infatti, abbiamo dato la possibilità a due giovani artiste e due artisti di registrare un loro inedito nell’improvvisatissima – ma efficientissima – sala di registrazione del Circolo Arci Ribalta. E qui, un sentito grazie al sommo Marco Cavallini, l’unico ciappinaro con la C maiuscola. Se vi perde il rubinetto, bucate una gomma, siete rimasti senza lievito, siete in isolamento senza sigarette: chiamate Marco. Lui saprà come aiutarvi. Comunque, se siete curiosi, le registrazioni sono disponibili sul neonatissimo canatale Youtube targato Ciappinari. 
(Ci sarebbero anche un paio di mercatini da menzionare ma mi trattengo se no mi dicono che penso sempre e solo a quello). 

Insomma, nonostante tutto non direi che quest’anno sia andato buttato via, anzi. Adesso sarebbe carino approfittarne per riposarci un po’ in attesa di ritornare più carichi che mai. Ma tanto non ce la faremo mai, a stare con le mani in mano per più di centoventi secondi. Comunque, visto che pare avremo più tempo libero del solito, una cosa mi sento di dirvela. Utilizzate questo tempo per cercare informazioni sulle associazioni attive sul vostro territorio e su cosa combinano
Trovato niente di interessante? Allora…potresti pensarci tu! 

Contiamo su di voi. 

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