FIRST REACTION: COOK!

Questa notte ho fatto un sogno: era Primavera, la stagione perfetta per programmare gite e passeggiate, ma non potevamo uscire di casa. Un nemico invisibile e letale si aggirava per le vie della città, e così tutti gli abitanti di Ciliegialand ed io fummo costretti a chiuderci in casa. Le strade erano deserte, e alla mattina a svegliarci non erano più i clacson delle automobili e i netturbini, ma gli uccellini. A parte qualche caso sfortunato, gli abitanti di Ciliegialand smisero persino di andare a lavorare; le aziende si svuotarono, le Borse crollarono. Il denaro, così come lo conosciamo – un numero da leggere in formato digitale sull’applicazione della banca nel nostro cellulare – perse un po’ del suo fascino. Al suo posto, una nuova moneta acquistava sempre più valore: il lievito. Sì, perché, che cavolo vuoi fare rinchiuso in casa per mesi se non lievitare?

Tutti volevano il lievito, e il lievito non si trovava più. Fino al giorno prima stava lì, appollaiato tra gli scaffali del reparto frigo del supermercato; ci guardava cercando di indurci in flagranti tentazioni. E noi, ignari del valore che di lì a poco avrebbe acquisito, facevamo spallucce e tiravamo dritto verso il reparto polletti e minestrone, che dovevamo prepararci per la prova costume. Ma ora che eravamo chiusi in casa e potevamo starcene comodamente in tuta senza preoccuparci di allacciare alcun bottone, ci saremmo volentieri sbaffati una baguette intera in un sol boccone. Sticazzi il polletto. 

Lievito. Lievito. Lievito. Impastare. Impastare. Impastare. 

La panificazione era diventata oramai un’ossessione. Gli abitanti di Ciliegioland, da operai, ristoratori, parrucchieri e professori, si erano trasformati in un esercito di aspiranti panificatori. Me compresa. In quei mesi di bizzarra reclusione, non avete idea di quanti fornai si rivoltarono nelle loro tombe! Vuoi che muoro? Soffrivano di fronte ad alcuni pani azzimi costretti a cuocere dopo manco cinque minuti di lievitazione. E furono costretti a morire due volte. 

Fortunatamente, pochi mesi più tardi il nemico fu sconfitto, il lievito tornò a essere ignorato sugli scaffali degli alimentari, e l’ordine fu ristabilito. Ma nessuno potè mai dimenticare come lievito e farina contribuirono a salvare gli sventurati abitanti di Ciliegioland molto più che una qualsiasi altra medicina! Impastare per credere. 

Anche se credo ci siano anche degli studi scientifici al riguardo, non ci vuole un genio per dimostrare che impastare fa bene all’umore. Se sei giù di morale, piglia una terrina e impasta un po’ di pane! Mescolare la farina, coccolare la pagnotta, accudirla al calduccio e proteggerla da pericolose zaffate di aria fredda, per poi infornarla e aspettare il momento finale quando finalmente ci sparpadelleremo sopra un cucchiaione di marmellata – o cioccolata –e ci abbandoneremo al suo calore. 

E se ce l’ho fatta io a uscire un signor filone, ce la possiamo fare tutt*! 

Visto che, a casa mia, tra me nonna mamma e sorella gemella abbiamo impastato la qualunque e testato farine di ogni tipo, vi risparmio la fatica di sperimentare trecento ricette diverse prima di ottenere una pagnotta soddisfacente e vi svelo il segreto del nostro filoncino in cassetta a prova di scemo (ma mica perché sono gentile; è che in casa mia pratichiamo il culto del lievito e ci teniamo molto che innocenti e preziose calorie non vengano sprecate invano). 

PAGNOTTA DI PANE A PROVA DI SCEMO
Ingredienti per una famiglia di 8 persone che mangiano normalmente; di 4 se mangiate come la mia:

– Mezzo kg di farina ai 7 cereali (vi consiglio il preparato per PANE NERO di Molino Spadoni. Atomico);
– 12 gr di lievito di birra fresco, o la metà se usate quello secco;
– io non lo metto ma volendo 10 gr di sale fino non fanno mai male;
– 300 ml di acqua tiepida;
– e se volete fare i gourmet, un po’ ci noci tritate e uvetta!

Preparazione:

Versa il lievito fresco nell’acqua tiepida e mescola per benino fino a farlo sciogliere completamente. Dopodiché, metti tutta la farina in una ciotola e incomincia a impastare versando l’acqua a filo. Io che ormai ho raggiunto il livello pro di pagnotte-maker ho detto 300 ml, ma prendetelo come un consiglio da nonna, ovvero andate a occhio! (Le prime volte, a uno che vi dice di andare a occhio, si tirano solo degli accidenti ma poi ci si prende la mano e vi assicuro che è gasante un bel po’). Impastate, massaggiate, palpeggiate fino ad ottenere una pallina omogenea. Per aiutarmi, io di solito mi immagino di stare massaggiando la ciccia di Fabio de Luigi che, per chi non lo sapesse, è l’uomo dei miei sogni. Voi pensate alla ciccina dell’uomo/donna dei vostri sogni, sperando non abbia la tartaruga.
Quando avrete ottenuto una pallina carina, adagiatela dolcemente in una terrina e lasciatela riposare al calduccio per circa 2 ore. Nel frattempo urlate, lanciate coltelli e matterelli, o innescate una battaglia di polpette ma non permettete mai che una ventata di aria fredda possa compromettere la riuscita della vostra pagnotta.
Trascorse le due ore, è il momento delle cosiddette pieghe. Non spaventatevi, non è un pressure test. Semplicemente, reimpastate un pochettino la pagnotta facendola rotolare su e giù per il piano della cucina.
Siamo quasi alla fine: bisogna decidere che forma dare alla pagnotta. Io adoro il pane in cassetta quindi solitamente a questo punto stendo la pagnotta in una cassetta per il pane dove la lascerò lievitare per altre due ore prima di infornarla per le feste. Voi però potete decidere di darle la forma che volete scegliendo un qualsiasi altro contenitore, purché sia da forno.
E’ il momento di infornare! Preriscaldate il forno a 220° e lasciate cuocere per circa 35 minuti (si però non è che infornate la pagnotta e poi per 35 minuti vi fate i cavoli vostri come se niente fosse. Ogni forno e ogni pagnotta hanno bisogno dei propri tempi, non dimenticatevi di loro!).
Mettiti comod* e aspetta la tua pagnotta lasciandoti avvolgere dal profumo del pane che presto si diffonderà per tutta la stanza.
Se poi sei un tipo godereccio, prepara un po’ di ricotta e qualche fico caramellato, sono la morte sua. (n.b. il calicino di vino è sottinteso).

Tra poco capirai anche tu a cosa si riferiscono Albano e Romina quando cantano un bicchiere di vino con un panino, la felicità! 

Ps: le fotografie sono state accuratamente selezionate dal mio archivio personale kitchen quarantine. Avevo appena scoperto di essere condannata a dieci giorni di isolamento precauzionale. First reaction: cook! 

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