In onda su Linea Verde

Io odio una sola persona al mondo, e questa persona è Ingrid Muccitelli. 

Ebbena sì, cara Ingrid, t-i-o-d-i-o-! Faresti bene a memorizzare la mia faccia perché se ti beccassi per strada ti farei proprio un bello sgambetto.
Ok, forse lo sgambetto no, però un bell’attacco di caghetto mentre stai per addentare la ricotta fresca di Gianni il casaro… quello sì che te lo auguro! 

Se vi state chiedendo chi sia questa Ingrid Muccitelli, ve lo spiego subito. Ingrid Muccitelli è la conduttrice televisiva di Linea Verde, alias il mio programma preferito in assoluto nonché il lavoro dei miei sogni – quello di Ingrid. 

E dire che io la tv non la accendo pressoché mai, ma Linea Verde in sottofondo fa così tanto domenica! E Peppone con la salopette di jeans è uno stimolatore di appetito perfetto (non che io ne abbia bisogno, specie la domenica). 

Ma niente, è più forte di me: non appena Ingrid compare sul minischermo della tv, il famoso mostro verde comunemente conosciuto con l’appellativo di Invidia si materializza sotto il tavolo della sala da pranzo e minaccia di farmi rimanere la pasta al forno sullo stomaco. Per fortuna, è un malessere che dura poco. Giusto il tempo di rabboccare il bicchiere di Lambrusco e il sole torna a risplendere in salotto, come il sorriso di Peppone. 

Fortunatamente con gli anni ho imparato a fare i conti con l’idea che non presenterò mai Linea Verde, anzi direi che ne sono quasi uscita. Ogni tanto, però, per evitare di tornare a sprofondare nel baratro della triste e dura realtà, sento il bisogno di placare la mia fame di Linea Verde concedendomi qualche tour folkloristico alla scoperta di nuove città. Per esempio, lunedì sono andata a trovare Riccardo. 

Riccardo – il cognome non ve lo dico, che se poi lo legge Ingrid viene qua e ce lo porta via – è un libro di storia locale racchiuso nel corpo di un ragazzo. Trascorri un pomeriggio insieme a lui, tra cantina e officina, ed è come essere catapultata in una puntata di Linea Verde dedicata all’Emilia Romagna. 

Giusto per intenderci: Riccardo, oltre a lavorare 12 ore al giorno, si diverte a sgomberare le cantine alla ricerca di vecchi tesori impolverati. E visto che di cantine ne ha sgomberate un bel po’, di tesori impolverati ne ha accumulati talmente tanti che ha dovuto procurarsi un magazzino per farceli stare tutti. 

La prima volta che andai nel suo magazzino, non so perché ma mi aspettavo di entrare nel solito garage pieno di cianfrusaglie pronto per essere messo a soqquadro. E invece, sorpresa! Un attimo ero sul ciglio di una strada di campagna, quello dopo ero immersa nel set di un servizio di Elle Decor degli anni ’30. 
Riccardo, infatti, non solo sgombera vecchi solai e armadi, ma ne risistema il contenuto con grande cura e passione disponendoli nel suo magazzino come fosse uno showroom. Se anche voi subite il fascino del vecchio pulcioso, vi consiglio di andare a trovare Riccardo in bicicletta, così, anche volendo, quel comodino a fiori risalente all’età della pietra non sapreste dove infilarvelo. 

Arredi e abiti a parte, lunedì la protagonista della puntata di Linea Verde è stata la pagella di Bettelli Giovannina, che frequentò la scuola elementare mista di Guiglia nell’anno scolastico 36-37. Giovannina quell’anno dimostrò una condotta lodevole, che le fece conquistare il voto massimo in pagella. Ahimè, lo stesso non si può dire delle “nozioni varie e cultura fascista” e dei cosiddetti “lavori donneschi”, in cui si meritò appena la sufficienza. Piccole emancipate crescevano. Brava, Giovannina!

Comunque, dopo aver letto la parola “lavori donneschi” avevo bisogno di qualcosa di forte. Meno male che Riccardo rispetta le tradizioni di una volta e, prima ancora che facessi in tempo a chiedergli un aiutino alcolico contro la botta della pagella, mi ricordò che era quasi l’ora del Nocino del contadino. Proprio quello che ci voleva – pensai, e feci per sedermi al tavolo del magazzino-showroom. Ma le donne e gli uomini di una volta il Nocino lo facevano in casa, dove lo custodivano per le occasioni speciali. Per esempio per offrirlo alle inviate di Linea Verde. E allora tutti a casa della nonna di Riccardo per assaggiare il suo Nocino (ndr invecchiato in botte, sticazzi!). 

Anche casa della nonna, c’era da aspettarselo, si è rivelata un piccolo museo della tradizione modenese nascosto fra quattro mura. Perché, fra quelle quattro mura, Riccardo ci fa l’aceto (nel senso che compra il mosto crudo dagli amici contadini per poi cuocerlo personalmente), il Nocino, e imbottiglia il vino. Si accomoda le scarpe, aggiusta le affettatrici, e insacca salami – molto buoni fra l’altro. Fa anche la conserva, e per quello, che è un procedimento lungo, cerca sempre un aiutante. Se indovinate chi è, potete andare a fargli compagnia. 

Chissà, magari dopo avere letto questo post vi sarà venuta voglia di spulciare i vecchi armadi dei vostri nonni. Se è così, vi invito a prendere in mano tutto ciò che vi troverete dentro – dentiere a parte – e a soffermarvi a guardarlo per un po’, per cogliere ed apprezzare tutta la fatica che ai tempi si fece per confezionare ed acquistare quell’oggetto che ora è nelle tue mani. Deve avere rivestito un ruolo di grande importanza nella tua vecchia casa, merita una fine dignitosa (per esempio, un giretto sui banchetti del Mercato delle Gemelle). 

Se invece siete allergici alla polvere, lasciate perdere e cercatevi un altro hobby. Non voglio persone sulla coscienza – a parte Ingrid, s’intende. 

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