SARTORIA SOCIALE

Visto che è da una settimana che vi rompo le scatole con queste magliette, adesso vi spiego di cosa si tratta. Ma prima, vi consiglio di mettervi comodi… pappardella in arrivo! 

Come saprete (e se non lo sapete, andate a leggere qui), un anno fa è cominciata la nostra avventura nel magico mondo dei mercatini. All’inizio, il Mercato delle Gemelle non era altro che un mercatino in giardino che aveva l’obiettivo di sbarazzarci in modo etico e sostenibile di vecchi scheletri che da tempo se ne stavano nascosti nei nostri armadi. Poi ci abbiamo preso gusto e non solo il Gemelle Market è ingrassato un bel po’, ma abbiamo iniziato a gironzolare per tutta la provincia sbanchettando a più non posso in altri mercatini, in altri giardini. Da semplice abitudine ecosostenibile, quella del vintage e del secondhand si è rivelata una vera passione, tant’è che a un certo punto, questa estate, per un attimo abbiamo quasi pensato di aprire un negozietto. E’ probabile che in quel momento avessimo preso un colpo di sole o bevuto qualche birretta di troppo. Un negozio, infatti, si presume che apra e chiuda più o meno tutti i giorni e che lo faccia più o meno alla stessa ora. Io ogni giorno mi alzo e mi sento un personaggio dei cartoni animati diverso; non riuscirei mai ad aprire una saracinesca alla stessa identica ora. Andiamo avanti. 

Andiamo avanti ma dentro di noi rimane una vocina che ci osserva e dice:
Ehi tu, si può sapere dove diavolo stai andando? La strada giusta è questa qui, possibile che non lo capisci?”.

Non è mica facile come sembra, cara la nostra vocina! La strada l’abbiamo imboccata, ma più che un drittone autostradale da percorrere tutto d’un fiato ai cento all’ora, pare uno stradello di campagna da cui, caprette e galline a parte, non passa nessuno da anni, e allora è facile perdersi. 

Comunque il negozio proprio no, di questi tempi poi, troppo rischioso. E poi a noi ci piace organizzare, sbanchettare, chiacchierare e inventare; tra le mura di un negozio rischieremmo di perdere la nostra energia che è vitale.
Ah, ho dimenticato di aggiungere un’altra cosa che ci piace fare: cercare di rendere il mondo un posto più inclusivo (inclusivo è decisamente la mia nuova parola preferita!).

Così, cammina cammina, pratica pratica[1], finché un bel giorno finalmente eccola lì, l’intuizione geniale (si fa per dire) che ha messo finalmente ordine nella nostra mente: il Mercato delle Gemelle diventerà una sartoria sociale! 

Ma che cosa è una sartoria sociale? 
Una sartoria sociale è uno spazio inclusivo, in cui donne e uomini (ma anche chi non si sente né l’uno né l’altro) decidono di trascorrere del tempo insieme ricamando, cucendo, facendo la maglia. E visto che – purtroppo o per fortuna – a scuola non si insegnano più i cosiddetti lavori donneschi e manuali[2] e al giorno d’oggi è più facile individuare un* ragazz* che sappia risolvere un’equazione a tre incognite che qualcun* che sia in grado di riattaccare un bottone, allora si organizzeranno anche corsi di ricamo, taglio, cucito e chi più ne ha più ne metta, per dare vita allo squadrone di sart* più colorato, eterogeneo, multiculturale, e inclusivo che il mondo della moda abbia mai conosciuto
A questo proposito, fin da subito abbiamo deciso di chiedere la collaborazione di diverse realtà associative e non presenti nel nostro territorio e attive nel campo del solidarietà, dei diritti umani, e dell’inclusione da anni. Grazie al loro prezioso appoggio riusciremo a raggiungere tutte quelle persone che altrimenti, per un motivo o per l’altro, non avrebbero l’opportunità di conoscersi, di instaurare un rapporto, e di partecipare a un corso di ricamo. 

Ovviamente noi gemelle rientriamo nella categoria di giovani che non sanno attaccare manco un bottone, perciò per fare questi corsi ci servirà l’aiuto di mani esperte. Per questo, però, ci sono i mercatini! Il progetto della sartoria sociale è l’evoluzione che ci auguriamo di compiere per il futuro del nostro Mercatino, ma non potremmo mai rinunciare al passatempo più divertente che ci sia, ovvero spulciare in compagnia. I mercatini continueremo a farli spesso e volentieri e saranno lo strumento efficace e divertente attraverso il quale raccogliere i fondi necessari alla realizzazione dei corsi per le/i nostr* aspiranti sart*. 

E poi, beh, metti che tra i banchi del corso saltino fuori i nipoti mancati di Re Giorgio (Armani ndr) e qualcun* di loro decida di avere voglia di proseguire questo percorso insieme a noi, chissà che un giorno i prodotti dei corsi del Mercato delle Gemelle non possano diventare una linea di abbigliamento vera e propria, attraverso la quale offrire al nostro coloratissimo squadrone non solo un momento di socializzazione, ma anche un compenso economico. 
Perché ciò sia possibile, occorrerà garantire continuità al progetto e indirizzare tutto il nostro amore e la nostra energia verso la creazione di un gruppo affiatato e inclusivo: solo così i corsi si trasformeranno in un’occasione di formazione lavorativa e sarà possibile garantire condizioni di lavoro eque e solidali

“Però non la sopporto la gente che non sogna” cantava il grande Francesco Guccini, e noi siamo d’accordo con lui. 

Prima di stravolgere le passerelle della fashion week riempiendole di camicette della nonna e giubbotti di sartoria sociale, cominciamo dalle cose semplici. 

Abbiamo conosciuto le Poundegs la scorsa estate in occasione di un garage sale. Per il primo corso di ricamo abbiamo pensato subito a loro: sei cugine cresciute insieme nella stessa casa sotto la guida di Nonna Anna, che ha insegnato loro a ricamare. E poi, come si fa a non voler bene a sei ragazze che decidono di soprannominarsi pantegane?

Insieme alle Poundegs abbiamo progettato la maglietta manifesto #REVOLUTIONARYGIRLS che stiamo vendendo per raccogliere i fondi necessari alla realizzazione del corso. Se non lo avete ancora fatto, potete ordinare la vostra maglietta e/o shopper QUI

Abbiamo scelto queste due parole, REVOLUTIONARY GIRLS, perché il primo corso sarà dedicato a donne in stato di fragilità[3] e perché contribuire alla realizzazione di una sartoria sociale è un atto rivoluzionario! Indossate la nostra t-shirt con fierezza: siamo tutt* ragazz* rivoluzionar*.

Ultima ma non per importanza, la parola love è messa in evidenza da un filato multicolore perché, crediamo, per fare la rivoluzione servono sì tanta forza, coraggio e determinazione, ma è importante che la fonte di queste energie si trovi nell’amore, e non nella rabbia. 

Grazie di cuore alle prime 45 ragazze (e ragazzi) rivoluzionari che nel momento in cui scrivo hanno ordinato la nostra maglietta. 

Dai che è la volta buona che imparo a cucire un bottone! 


[1] Ve l’ho detto che camminare nuoce gravemente alla salute. Se lo si fa spesso e volentieri, infatti, è molto probabile essere travolti da un flusso incontrollabile di idee e intuizioni. Se abbinato a qualche pratica di yoga, poi, l’effetto può rivelarsi letale. Sconsigliato a chi non ama sognare ad occhi aperti.  

[2] E la butto lì ma ci sarebbe una parentesi infinita da aprire. Appuntamento al prossimo post. 

[3] Dove per fragilità si intende una condizione temporanea separabile – e separata – rispetto alla donna ed alle sue qualità. Grazie Claudia! 

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