RESISTIAMO, REGAZ!

Aprile 2021. La nostra Associazione è stata invitata a partecipare alla diretta del sabato mattina del Comune di Vignola. Si parlerà del 25 aprile, di giovani, di storie, di Resistenza.  

First reaction: per favore no! Da sempre, credo di avere una sorta di timore reverenziale verso la storia, la politica, le date importanti come il 25 aprile. Mi fanno sentire come un piccolo tortellino[1] di fronte a una teglia besciamellosa di lasagne. Per dire che magari mi avete anche vista urlare in piazza, o seduta in prima fila a conferenze e incontri, ma lungi da me dall’aver mai afferrato un microfono. Io sono solo un piccolo tortellino. Mica una teglia di lasagne. 

Questi era anche un po’ lo spirito iniziale con cui sono nati i Ciappinari. Un gruppo di persone che decidono di stare insieme oltrepassando ogni muro, ogni colore, ogni schieramento politico. Una forza inclusiva e multicolore, che si nutre semplicemente di pane, arte, musica, verità. 

Ma è giusto non schierarsi? 

A chi me lo chiedeva, di solito rispondevo definendomi una persona apolitica. Non che io me ne sbatta di quello che succede intorno a me, della serie finché ci sono salame e Lambrusco am stam bein e di tutto il resto chemmenefotteame.Nel senso che quando ascolto una persona parlare tendo a non dare peso alla componente politica. Mi concentro sulla persona. E, giusto o sbagliato che sia, cerco di sforzarmi di vedere il buono e il bello nelle azioni e nelle opinioni di ciascuno di noi. (Questa mia inclinazione credo sia il risultato del fatto che, da quando mia mamma non mi sopporta più, quando ho bisogno chiedo aiuto a Thich Nhat Hanh, che non sarà come la mamma, ma le sue parole sono carezze e conforto per me). 

Thich Nhat Hanh è un poeta, un maestro Zen, e un attivo pacifista. Nei suoi testi, TNH insegna la pratica dei quattro “incommensurabili” elementi costitutivi dell’amore – maitri, karuna, mudita, e upeksa [2]–, definiti incommensurabili perché crescono ogni giorno all’interno di colui che li pratica. Se così fosse, ecco svelato il mistero del perché mi stanno tutti simpatici. E, diciamocelo, una a cui stanno tutti simpatici mica può fare politica. La schiaccerebbero come un piccolo tortellino sotto una sbietta di lasagne della nonna. Appunto.

Poi però mi guardo allo specchio e quello che vedo non è un corpo apolitico. Quello che vedo è un corpo schierato. Un corpo che parteggia. Vesto solo abiti di seconda mano, o cuciti a mano dalle amiche-sarte che conosco, o provenienti dalle filiere etiche e trasparenti del commercio equo solidale. Per la gioia di mamma[3], come borse sfoggio shopper di tela che parlano di collettivi, artivismo, luoghi, persone. Al supermercato porto con me vecchi sacchetti di carta per metterci dentro le nuove verdure, e rido sotto i baffi vedendo che tutte le signore mi guardano con aria sospetta come se stessi tentando il furto di un broccolo. E – poi basta con gli esempi che vado sempre fuori tema – spesso e volentieri sono scalza perché credo che dovremmo connetterci di più con la Terra sotto i nostri piedi. Ah, poi abito in via Gramsci, e per me che credo nel destino dovrà pure significare qualcosa! 

Sono proprio le parole di Gramsci quelle a cui pensavo quando ho cominciato a scrivere questo post. Più precisamente, le parole che Gramsci scrisse per la sua città futura nel 1917. Ne riporterò solo qualche breve estratto, voi però prendetevi un po’ di tempo e promettetemi che la leggerete tutta. 

“[…] L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde. […] Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare […]. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. […] Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano. 

[…] Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. 

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”

Ho letto e riletto, letto e riletto, e poi ancora letto e riletto le parole di Gramsci e mi sono resa conto che, cavolo, non solo non sono l’apolitica che pensavo: sono una che parteggia! E a dirla tutta, un po’ ce l’ho con gli indifferenti anche io (scusa Thich). 

Anche io sono stata una di loro. Sono stata indifferente per un bel po’. Reagire all’indifferenza mi ha salvato, mi ha trovato. La nostra Associazione, in effetti, è nata proprio perché un bel giorno, la Chiara, la Sere ed io abbiamo deciso di reagire alla nostra indifferenza. Abbiamo deciso che eravamo stufe di sentirci lamentare di cosa non ci piacesse della nostra città. Abbiamo deciso che era arrivato il momento di bonificare la palude che recingeva la vecchia città.

Sono sempre stata legata a Vignola. Inevitabile per una che è nata e cresciuta in una di quelle vecchie case di una volta in cui anche volendo non sei mai da sola neanche in bagno. Nonne ai fornelli, bambini urlanti, pasta fresca e un bicher di vino erano sempre all’ordine del giorno. Fatto sta che io sono una di quelle che anche dall’altra parte del mondo racconta con fierezza che viene da Vignola, la città dove si coltivano le ciliegie più buone del mondo! E poi si scervella nel tentativo di farti capire che cosa sono le tigelle e perché devi assolutamente mangiarne fino a stare male almeno una volta nella vita, o non potrai mai dire di avere veramente vissuto. (Breve storia triste: una volta, a Santiago, dopo un pippotto di mezz’ora in cui celebrai il mio amore spassionato per le tigelle, i miei interlocutori guardarono prima me e poi la foto delle tigelle con espressione interrogativa per poi commentare: ah, ma sono panini! Se ci penso fa ancora male).

Insomma, amo Vignola e sono felice di essere capitata qui, ma per un periodo non breve della mia vita ho pensato che sì, buone le ciliegie, buone le tigelle, ma sai che c’è? Io me ne vado a vivere da un’altra parte. Me ne vado in città! Magari cambio pure Stato. Sì, ho deciso: me ne vado! Tanto che ci sto a fare qui? Non succede mai niente di nuovo, stesse storie, stessi posti e stessi bar, per dirla alla Max Pezzali. In città invece si respira tutta un’altra aria! C’è vitalità, c’è arte, ci sono mostre, teatri, e un intreccio di persone e colori a tingere le giornate con tonalità sempre diverse. 

E così me ne sono andata per un po’, e fatta eccezione per il mese di Maggio (ndr quando arrivano le prime ciliegie) sono stata indifferente

Finché un giorno, di colpo, il velo di indifferenza si è strappato e tutto mi è parso più semplice e chiaro. Allora sono tornata a casa, e ho trovato tutto quello che andavo cercando nelle altre città (Taj Mahal e Alpaca a parte). Non me ne ero accorta prima perché qui, in Provincia, la materia tende a essere più inerte e a far affogare anche gli entusiasmi più splendenti. 

Adesso me la tiro un po’ però io credo che la nostra onda di ciappinismo sociale un po’ di questa materia inerte l’ha mossa, e quanta ancora ne smuoverà! Quanti animi indifferenti risveglierà.

Ogni tanto ho ancora la tentazione di andare via, lontano. Di tornare in Cile, magari. Vino tinto, Pacha Mama e gioia infinita. O su un’isola verde e sperduta, a vendere cocomeri (visto che qui nessuno mi regala l’Ape per il compleanno). Ma poi mi dico che no, non posso andare. Devo restare qui, a sciappinare, a organizzare mercatini in giardino, a sognare una comunità inclusiva paritaria giovane e coesa, a svegliarmi alle 6 del mattino per avere il tempo di incastrare queste piccole battaglie con lavoro e vita sociale (quale vita sociale?). Si rivelerà tutto tempo perso? Forse. Ma più vi conosco, più vi ascolto, più vedo i vostri occhi sinceri e sorridenti per quello che stiamo facendo, più vi sento dire grazie per avere deciso di dedicare il nostro tempo a costruire una comunità, una comunità che parteggia per la sua città, più sento di essere nel posto giusto. 

Non voglio arrivare a chiedermi se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Non prima di avere combattuto a spada tratta per la sartoria sociale almeno! 

Potrei avere perso leggermente il filo del discorso ma comunque il succo è:
REGAZ, RESISTIAMO!

La Provincia è bella, e ha bisogno di noi. Non scappiamo. Resistiamo. Parteggiamo.

Mentre scrivo è il 23 Aprile, 76 anni fa Vignola era libera. Buffo che io oggi non lo sia affatto: ahimè, quarantena preventiva fino a data da destinarsi. Clausura a parte, poco fa ero in giardino a interrogarmi sulla posizione ideale in cui sistemare la bandiera tricolore, ho alzato lo sguardo alla luna che nonostante il cielo ancora azzurro aveva già fatto capolino in cielo, e l’aria d’un tratto mi è parsa più densa del solito. Ho cercato di immaginare come si dovessero sentire le ragazze e i ragazzi della mia età il 23 Aprile di 76 anni fa. O meglio ancora, il 22 Aprile di 76 anni fa, alla vigilia del giorno in cui avrebbero liberato la loro città. 

Che emozione. E mi domando se io, oggi, avrei la forza di opporre la stessa Resistenza. 

Me lo domando, e nel frattempo parteggio. 

E voi regaz, resistete! 


[1] Qui in Emilia, di tortellini, ne facciamo stare 6 in un cucchiaio. Parola di Massimo Bottura! 

[2] Li scrivo in sanscrito così non capirete una cippa. Muahahahhaha

[3] Sono circa 10 compleanni che alla fatidica domanda “cosa ti piacerebbe per il compleanno?” rispondo “un’Ape car”. Ma ho la netta sensazione che mia madre preferirebbe comprarmi una Chanel piuttosto che vedermi scarrozzare in Ape per la città. A me piacerebbe un’Ape perché ci vorrei vendere cocomeri e birrette in giro di qua e di là. Dentro una Chanel mica ci sta un cocomero! 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: