Tira più un filo di cotone che un carro di buoi

Io e le Poundegs abbiamo creato dei mostri. Anzi, delle mostre.

Si aggirano armate di aghi e spilli per i Comuni delle Terre di Castelli, e non sarà facile dissuaderle dal punzecchiare i vostri umili diti se oserete intralciare il loro cammino dal posteggio auto al rifornimento di scampoli di cotone e lino.
Fortunatamente per voi, sarà piuttosto facile mantenersi alla larga da loro. Tortellino, Lambrusco, Borlengo o Strutto: non c’è sagra di paese in cui le sarte riescano a mimetizzarsi con successo tra la folla. Impossibile non riconoscerle: sulle loro maglie neanche un residuo di gnocco fritto unto e bisunto… manco una misera sbrodolata di Grasparossa… solo fiori e cuori (e oggetti contundenti non ben identificati) ricamati a mano con la calma e la pazienza di un monaco tibetano.

Sì perché, che ci crediate o no, mentre in fase di raccolta di iscrizioni più che un corso di ricamo pareva stessimo organizzando il raduno delle aperitiviste anonime, e promettevamo carboidrati e bollicine a non finire in cambio di un paio di ore di ricamo, alla fine del corso la nostra focaccia calda fatta in casa non se la filava proprio più nessuno.

Bella regaz sono le 20, birretta?
No grazie Fede, vogliamo finire prima qui!


Mega lol.

Se conosceste un paio di soggette che hanno partecipato al corso e aveste mai avuto il piacere di bervi “qualcosa” con loro, sareste anche voi in modalità super mega lol. Stiamo infatti parlando di ragazzuole decisamente – e fortunatamente – piuttosto emancipate che vantano un curriculum da ingurgitatrici di birre medie che farebbe vergognare anche il più goliardico degli alpini. Il mega lol ci sta tutto.

Fatto sta che queste ragazzacce qui, insieme a una colorata combriccola di giovani donne provenienti da ogni ordine e grado, da Comuni vicini e lontani, da vissuti lineari o da sentieri inerpicati, si sono fatte coinvolgere talmente tanto dai segreti del ricamo svelati loro nel giardino segreto dell’ex-lavatoio dalle voci soavi di sei pantegane1 giunte da Modena lungo le sponde del Panaro, che alla fine della fiera non vedevano l’ora arrivasse giovedì sera per ricamare tutte insieme al Circolo Ribalta, altroché aperitivo!

E se focacce e birrette, arrivate a fine corso, ormai non se le filava più nessuno, c’era chi di fili invece se ne sorbiva un bel po’. Sto parlando di quel gran sacco di vecchie lenzuola, federe e tovaglie che ci ha sbolognato mia nonna prima dell’inizio del corso e che, dopo essere state baciate come ranocchi dalle labbra voluttuose delle giovani sarte, si sono tramutate in pregiatissimi tessuti di scarto offrendo alle aspiranti ricamatrici terreno fertile su cui mettere in pratica i consigli appena appresi.

Io, nel frattempo, assistevo a questo intreccio di storie e fili colorati e mi sentivo felice. Avevo, infatti, la rara sensazione che quello che stavo facendo avesse veramente un senso. Ma soprattutto, avevo quattro teglie di focaccia tutta per me!
Continuate pure a ricamare, voialtre, che a combattere lo spreco alimentare ci penso io.

Lievitati a parte, è stato bellissimo vedere una propria idea uscire all’aria aperta e prendere le sembianze di un gruppo di giovani sarte sociali. Talmente bellissimo che abbiamo deciso di replicare: stessa storia, stesso corso, ma cambiamo bar. Questa volta non ricameremo più all’ombra del Castello ma ci sposteremo nella cucina di Casa Overseas, a Spilamberto. Una di quelle cucine calde e accoglienti, piene di pentole, moke, spezie e colori, ammassate tutte insieme a formare un disordine confortante, come quando la domenica si fa capolino nella cucina della nonna.
E speriamo che almeno qui vi verrà voglia di focaccia! Così forse sarà la volta buona che imparerò anche io a cucire dei maledettissimo bottoni, anziché continuare solamente a slacciarmeli perché mi è toccato sacrificare anche le vostre birrette.

(Prestissimissimo tutte le info su come partecipare al corso di ricamo QUI).

1 Per il pubblico internazionale che non conosce il dialetto modenese, poundegs significa, appunto, pantegane. Che gas le nostre sarte!

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