Hey tu, òcio al Black Friday!

Bloccate le carte di credito. Disconnettetevi da PayPal. Vi concedo 5 eurini nel portafoglio per la birretta della sopravvivenza ma niente di più (incrociando le dita di incontrare qualche anima benevola al bar che vi offra la seconda perchè si sa, una non basta mai). 

La settima più spendacciona consumista e sprecona dell’anno sta per cominciare: si salvi chi può! 

Sto parlando del Black Friday, ovviamente.
Ovvero, quel periodo dell’anno in cui ogni vetrina ti invita a varcare la soglia della porta del negozio per uscirne qualche minuto più tardi con tre paia di scarpe cinque pigiami sette rossetti e diciotto calzini.
Quel periodo dell’anno in cui consultare i social network significa giostrarsi tra un pop-up promozionale e un altro cercando disperatamente di non cedere alla tentazione di acquistare quel costume stra carino uscito solo per voi in anteprima mondiale a un prezzo super scontato. Resistete, tanto quest’anno in vacanza non ci andrete. Avrete speso tutti i vostri soldi per il Black Friday.
Quel periodo dell’anno in cui, se il tuo conto corrente ha lo stesso numero di cifre del mio, non ti resta che foderarti gli occhi di prosciutto se non vuoi rimanere al verde che più verde non si può. E’ che se fosse questo il problema, ce la si potrebbe anche cavare. Ma non è questo il problema. No No.

Il problema, infatti, non sono le milioni di persone squattrinate che rimarranno senza un euro sul loro conto in banca: avremo un nuovo paio di scarpe fichissime e un* amic* che ci offrirà la seconda birretta della sopravvivenza al bar. Ci tireremo sù. E poi ormai ci abbiamo fatto l’abitudine ad essere giovani squattrinati precari instabili in affitto. 

Il problema è la quantità esorbitante di prodotti – primi fra tutti abbigliamento e accessori – che verranno svenduti a destra e a manca incentivando un consumismo inconsapevole e smisurato, come se già non lo si facesse tutti i giorni tutto l’anno. 

Proprio la scorsa settimana, tra l’altro, mi sono capitate sotto gli occhi le foto terrificanti del deserto di Atacama, in Cile, oggi in parte adibito a cimitero del fast fashion. Mi sono bastate per essere certa che no, non cederò al corteggiamento del Signor Black Friday.

A completamento delle belle notizie, poi, poco dopo le fotografie del Cile, ho ricevuto la notizia che il The Space Cinema Odeon di Milano – il cinema a due passi da Piazza Duomo in cui andavo spesso durante l’Università – verrà presto trasformato in un centro commerciale di lusso. 
Curioso, ho pensato. Esattamente appiccicata al cinema c’è già la Rinascente… mi pareva fosse sufficiente. Vorrà dire che tra qualche anno, alle prime uscite, anziché andare al cinema, le coppiette green si daranno appuntamento nel reparto Yoga Clothing from Plastic Waste mentre i negazionisti dell’impatto ecologico del fast fashion si scambieranno il primo bacio in un camerino di Zara. I cinema, ahimè, non ci saranno più. 

Catastrofismo a parte, ce l’ho a morte col Black Friday e con la quantità indefinita di vestiti che vengono prodotti consumati e dimenticati con la stessa velocità con cui mi divorerei una tigella col lardo dopo otto ore di lavoro se qualcun* me la mettesse davanti

Lo so, parlare di inquinamento da fast fashion e poi consolarsi divorando beatamente una tigella condita con lardo di maiale potrebbe sembrare un controsenso ma sono umana anch’io: troppe lotte tutte in una volta non le reggo e in questo momento, tra femmfest e ciappinismo, non ho la forza di convincere il mio cervello a non azzannare l’ultima fetta di culatello. Se mi beccate in flagrante, vi prego, strappatemi di mano l’insaccato e datelo in pasto al cestino dell’umido. Rip.

Ce l’ho a morte col Black Friday ma visto che so che, come io non riesco a controllare il mio desiderio di salame, voi, questa settimana, avrete una gran voglia di comprare, ho pensato di riesumare il mio caro e vecchio blog per condividere con voi qualche consiglio di acquisto equo e solidale a cui poter cedere senza farsi del male, altroché fetta di salame! 

Equo e solidale, qui a Vignola, è sinonimo di Coop. Oltremare, e quindi ecco qui la mia TOP #3 di prodotti del commercio equo-solidale che potete trovare curiosando tra gli scaffali della Bottega di via Belloi 1, perdendovi tra profumi di spezie e morbidi maglioni di cashmere rigenerato.    

Al primo posto, le ceste in carta di giornale riciclata realizzate dal progetto Earthbound della Coop. Vagamondi in collaborazione con ZOA Refugee Care of Sri Lanka che dal 2005, a seguito dei danni subiti a causa dello tsunami del 2004, sostiene le popolazioni locali e nel distretto di Ampara, in Sri Lanka, offre impieghi di artigianato e recupero di materiali come, appunto, la carta di giornale. Una più equa dell’altra! 

Al secondo posto, ma forse solo perchè la mia testa pensa solo al femmfest, la Vodka Antissessita Kollontai, nata dall’incontro tra la fabbrica Rimaflow e il Collettivo Collontai formato da esponenti del movimento femminista e LGBT*IQ+. Ogni tanto, per non pensare a tutto quello che non va (come, per esempio, il fatto che spesso l’alcol viene utilizzato per giustificare la violenza sulle donne accusando le stesse vittime di essere ubriache e quindi parzialmente colpevoli), alcolizzarsi è necessario. Facciamolo almeno trangugiando distillati antisessisti. 

Al terzo posto, ma non meno importante, troviamo invece le candele naturali di Cera una Bolla, realizzate in cera di soia e confezionate all’interno di vasetti di vetro o alluminio da reinventare e riutilizzare come porta piante grasse o tazzine da caffè. Provate ad accenderne una e, come dicono Sara e Marika, vi meraviglierete di sentire come il mondo sarà già un po’ cambiato. 

Poi, tutti sappiamo contare fino a 3 per renderci conto che la TOP #3 è finita, ma io vi dico comunque che in Bottega potete trovare anche il Chutney di Mango della Lanterna di Diogene – un vecchio casale sotto l’argine del Panaro in cui un gruppo di ragazz* con fragilità trasforma in pietanze l’amore per la terra – e, nello scaffale poco più in alto a sinistra, anche le Noci Moscate di Altromercato. State attent* però: dopo che preparerete il ripieno dei tortellini con quelle non tornerete indietro mai più.

Per concludere, parliamoci chiaro che tra squattrinat* ci capiamo. Se ve ne approfitterete del Black Friday per esaudire un desiderio di acquisto consapevole e/o una oggettiva necessità, farete benissimo. Ma prima di uscire dal negozio con un set di posate da venticinque persone anche se vivete da sol* con un canarino due pappagalli e quattro piante grasse, mollate tutto e correte verso la Piazza del Castello, girate a destra e catapultatevi in Bottega. Lì c’è lei che vi aspetta: la vodka antisessista. Bevetevi un cicchetto e rilassatevi, ora siete al sicuro: tutto quello che comprerete non farà del male a nessun*. Solo, state attent* di non farvi prendere a mattarellate dalle sfogline se finite tutte le confezioni di noci moscate!

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